Ci soffermiamo troppo poco a guardarci intorno…

L’era digitale ci sta trasformando, negli occhi abbiamo il riflesso di ciò che stiamo guardando sullo smartphone, led e pixel in quadricromia; nelle orecchie il suono delle notifiche e di note di brani famosi diventati suonerie; nella mente frasi lette tramite i messenger come file word sul desktop insieme a immagini, citazioni, post-it digitali, da riordinare a giorni alterni.

Fotografiamo ciò che mangiamo prima ancora di saperne il gusto, ci emozioniamo quando vediamo battere il cuore di whatsapp o riceviamo un like, ci sorprendiamo se abbiamo nuovi followers e il suono della nostra voce viene distorto da cellulari che costano quanto un viaggio per due persone. Abbiamo dimenticato il contatto, il profumo, il gusto, le vibrazioni dei suoni della natura.

Siamo assolutamente certi di voler vivere così?

La passione per la fotografia mi ha parzialmente allontanato da questo overflow di tecnologia che iniziavo a sopportare con difficoltà e sì, anche io uso instagram, facebook e twitter, ho due cellulari e canali nel mondo virtuale che mi mettono in contatto con le persone, ma ho scelto di usare il web per scoprire il mondo.
Per scattare fotografie è necessario osservare, sentire, cogliere i dettagli, non sfuggevolmente o distrattamente mentre si risponde a una mail o si prenota la pizza tramite app, è necessaria molta attenzione. L’immagine che poi verrà mostrata deve poter comunicare ciò che tu stessa/o hai sentito, deve “parlare”, emozionare, avere un profumo, mostrare un vissuto.

E’ inevitabile e indispensabile quindi tornare a guardarsi intorno, non vedere ma percepire, forse in questi termini i social che trattano fotografia hanno fatto centro, perlomeno una buona parte di utenti sono tornati a “vivere” ciò che li circonda e forse hanno ritrovato il piacere di goderselo.

Domenica ho partecipato all’Italia Photo Marathon, il fatto che sia un concorso a premi è irrilevante, l’obbiettivo e il motivo per cui ho partecipato era quello di mettermi alla prova cercando di trovare intorno a me qualcosa che rappresentasse al meglio un preciso tema… E di temi ne avevamo ben nove, tre diversi ogni tre ore. (Una vera e propria maratona) Temi non facili, per cui dovevi oltre a fare attenzione alla tecnica, liberare la creatività e soprattutto immergerti nel modo più assoluto nella realtà per cogliere ciò che secondo te meglio esprimeva un concetto.

Al di là delle fotografie che alla fine ne sono uscite, la ritrovata attenzione dei miei cinque sensi (Includiamoci anche il sesto va…) mi ha permesso non solo di divertirmi di più, ma di scoprire luoghi e persone a 360° come accade solo quando ho una reflex (o altro strumento atto a fare scatti) in mano.
Ho sorriso vedendo fotografi con obbiettivi più grandi di loro cercare l’inquadratura perfetta o arrampicarsi con bastoni da selfie per cogliere un dettaglio fuori dalla loro portata; ho visto bimbi andare in monopattino dentro la fontana di Piazza Gau Aulenti e ridere di gusto schizzando i passanti. Persone di ogni etnia e cultura nei loro abiti sgargianti, persone tristi, persone felici, persone infastidite dal continuo cambio climatico, persone giovani, persone anziane che in coppia si sorreggevano l’uno l’altro e ho sentito la rabbia, la paura, la tristezza e l’amore di queste persone. Colori a fiumi che si moltiplicavano nei riflessi dei grattacieli, l’odore del fieno del campo coltivato per l’expo. Ho scoperto case e chiese di una bellezza disarmante che non sapevo esistessero nonostante ci sia passata davanti mille volte.

Camminando lentamente, guardando ogni dettaglio del paesaggio, sono arrivata in angoli nascosti e ho moltiplicato i punti di vista cogliendo aspetti inusuali.
Ho sentito il profumo dei fiori nonostante lo smog, il calore del sole e quella fastidiosa sensazione di appicicoso e umido che ti lascia addosso la pioggia.
Passando accanto alla gente ho scoperto una miriade di tonalità di voce, sentito discorsi di ogni genere, visto la diversità e le particolarità di ognuno come qualcosa di cui essere fieri.
I pregi e i difetti fisici messi in risalto dall’abito indossato o dal trucco troppo pesante.
Attraverso l’obbiettivo ho colto ciò che all’occhio umano sfugge, dettagli, sensazioni ed emozioni che rimangono impresse sui visi delle persone e nei riflessi dell’architettura.

E niente… Ho vissuto tutto ciò che era possibile vivere di quella giornata, se sia riuscita o meno a rappresentare i temi dati non lo so, di certo so che comunque vada questa giornata mi ha fatto capire che rimarrò una “fan della realtà” e che cercherò di darle spazio il più possibile nella mia vita. Ne vale decisamente la pena!

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Ci soffermiamo troppo poco a guardarci intorno…ultima modifica: 2016-06-21T13:32:21+00:00da eclissi72
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